E’ in uscita in questi giorni il primo libro dedicato allo psicodramma estetico-relazionale. Nel testo viene descritta e spiegata la nostra filosofia di pensiero e di azione che promuoviamo  in tutti i gruppi di cui ci prendiamo cura nell’ambito sanitario, in quello aziendale e nei gruppi espressivi. Il testo è pensato come un’introduzione ai principi del nostro lavoro rappresentativo ed immaginativo con le persone, come una guida per i formatori ed i consulenti interessati ad introdurre, in modo consapevole, l’espressivo e lo scenico nella facilitazione dei loro gruppi, come un manuale per il training rivolto alle/gli psicodrammatiste/i in formazione.

[Estratto dall’Introduzione al testo]

Per introdurre questa guida devo cominciare dall’inizio, dall’origine di quell’approccio “favoloso” all’evoluzione dell’umano che prende il nome di psicodramma. E l’origine dello psicodramma non può che essere la teatralità, una forma speciale di teatro quella in cui la rappresentazione teatrale coincide con la grande Festa originaria. Se l’origine dello psicodramma è la teatralità, l’origine di questa teatralità è la Festa in cui l’essere umano mette in scena la sua relazione con il cosmo, con la natura, con il trascendente.

La Festa è un evento teatrale collettivo, un gioco di rappresentazioni, una messa in scena di gruppo, un carnevale di maschere che rigenera lo spirito vivente di una comunità, che rianima ognuno di coloro che vi partecipa. Nella Festa c’è abbondanza, assenso alla vita, pausa ricreativa: il tempo produttivo si sospende per lasciare spazio ad un tempo di gratuità, di dono, di spreco creativo. La Festa è una cerimonia pubblica, una danza sociale in equilibrio tra la festosità allegra e frenetica dello spettacolo e la festività della celebrazione che onora il vincolo indissolubile che unisce la terra con il cielo, l’uomo con il sacro. Facciamo festa per oscillare tra lo sconvolgimento di Dioniso e la padronanza di Apollo: facciamo festa per riprendere il nostro respiro vitale.

Abbiamo bisogno di ritrovare la Festa nelle nostre esistenze, di ricominciare a festeggiare autenticamente nei gruppi che frequentiamo, nelle organizzazioni che abitiamo, nella società a cui diamo la nostra vita ogni giorno. La Festa è l’origine più antica del teatro. Quando facciamo teatro, ancora oggi, cerchiamo di rinnovare, laicamente, il contatto con l’antica sacralità del “dramma”, prima che esso diventasse un genere di scrittura e un modo della rappresentazione. Abbiamo bisogno di fare teatro, di teatralizzare e di drammatizzare le nostre vite per ridare loro trascendenza, slancio, profondità di campo. Agendo teatro i movimenti del corpo ridivengono gesti apportatori del nuovo, la voce si riapre al suo canto e le parole ricominciano a narrare le storie che intrecciano la psiche di ognuno a tutte le altre.

Abbiamo bisogno di fare psico-dramma, perché ogni autentico psicodramma è una Festa rinnovata, è il teatro che ridiventa Festa ospitale per tutti. Lo psicodramma festeggia la vita, la sua fioritura, lo fa creando relazioni belle, producendo estetica relazionale tra essere umani che in gruppo si riconosco affini pur nel loro infinito differenziarsi. Questo testo è l’invito che rivolgo a chi desidera partecipare alla festa dello psicodramma, a chi vuole venire a conoscere un modo libero e fecondo di dare fiducia piena all’umanità che si incontra, che si impegna, che cerca di migliorarsi, che si vuole abbondante ed ampia ed accogliente. Con questa guida rivolgo un invito particolare a chi è interessato a condurre la festa dello psicodramma, a chi vuole diffonderla e promuoverla nei gruppi che facilita e che aiuta a formarsi. Per me, fare psicodramma significa, innanzitutto, portare la Festa nei gruppi, nelle organizzazioni, nella comunità; diffondere in tutti i contesti professionali nei quali siamo chiamati ad agire come promotori di cambiamento un atteggiamento relazionale più generoso ed arricchente, in cui l’incontro di ognuno con tutti gli altri sia sempre opportunità di scoperta e di nuova progettualità. Per questo, scrivendo questa guida, ho scelto di confrontarmi con un pubblico molto eterogeneo.

Mi rivolgo a chi è interessato allo psicodramma, a chi ne ha sentito parlare e vuol capire meglio di cosa si tratti. Mi rivolgo a chi vuole diventare psicodrammatista, si sta formando alla sua metodica ed è in cerca di un nuovo inquadramento teorico-pratico per approfondirne le qualità e le caratteristiche. Mi rivolgo a chi già pratica psicodramma e, provenendo da altri approcci, desidera estendere i suoi orizzonti incontrando ed esplorando una sua differente declinazione. Questa guida si rivolge in modo particolare ai facilitatori di gruppo ed aiformatori interessati ad utilizzare un approccio esperienziale ed espressivo nei loro interventi professionali. Per facilitare efficacemente è fondamentale coinvolgere e stimolare i partecipanti non solo nella loro dimensione cognitiva ma anche nella loro corporeità, nella sfera emotiva, nella loro disposizione relazionale. Allo stesso tempo, nella formazione degli adulti assume sempre più centralità l’apprendimento collaborativo in azione, in cui la comprensione di un qualsiasi fenomeno complesso passa attraverso il fare, lo sperimentarsi, l’agire concreto assieme ad altri. Le aule tradizionali, anche e soprattutto nel training aziendale, si trasformano sempre di più in autentici laboratori esperienziali in cui ci si mette in gioco esprimendo sé stessi nella soluzione di problemi pratici, nell’esercizio del pensiero analogico ed immaginativo, nella collaborazione per raggiungere obiettivi comuni. Il facilitatore ed il formatore esperienziale potranno trovare in questo manuale spunti, suggerimenti, indicazioni utili per trasferire la filosofia dello psicodramma nella loro pratica professionale e rispondere meglio alle esigenze dei mondi professionali a cui si rivolgono. I gruppi e le organizzazioni chiedono sempre meno sia a chi facilita sia a chi forma la semplice riproduzione di esercizi e giochi d’aula appresi nei molti prontuari disponibili. Ad entrambe queste figure viene richiesto soprattutto un atteggiamento ed una disposizione abilitante verso le persone, che permettano di creare nei gruppi le giuste condizioni relazionali ed emotive per promuovere evoluzione e cambiamento spontaneo. Nella consulenza aziendale, nel coaching, nella supervisione, nel training esperienziale, ma anche nella facilitazione educativa, nell’insegnamento, nella terapia devono essere attivate nei soggetti coinvolti le risorse creative e rigenerative già presenti, spesso in forma latente, affinché ciascuno di essi evolva in modo proprio rispettando il proprio desiderio e le richieste dell’ambiente di vita. Esattamente ciò che la facilitazione con lo psicodramma permette e promette nei suoi differenti interventi.

Questo testo si rivolge, infine, agli psicoterapeuti, agli operatori della cura in generale ed in particolare a quelli formatisi alla terapia psicodrammatica, che cercano indicazioni e suggestioni interessanti per arricchire il loro modo di lavorare con i gruppi.

Invito alla festa – Il primo libro sullo psicodramma estetico-relazionale